«Il Sole 24 Ore»
4 dicembre 2005

Bioetica, le condizioni del dialogo

Secondo Fornero chiarire i concetti è il passo decisivo per capire se il conflitto tra laici e cattolici sia inevitabile o ricomponibile

di Paolo Rossi

Giovanni Fornero, allievo e continuatore della Storia della filosofia di Nicola Abbagnano, è un convinto assertore della necessità della chiarezza e di una descrizione attenta e precisa delle proprie e delle altrui posizioni. Pensa, con il suo maestro, che la confusione renda inservibili i concetti e che, soprattutto in tempi di incertezza, la loro precisazione acquisti un'importanza vitale. È anche convinto che si diano modi diversi per mettere in chiaro le diversità: uno che serve a radicalizzare i contrasti, a innalzare o rafforzare steccati, l'altro che serve a porre le basi di un dialogo autentico, a rendere possibile un confronto reale tra persone che si richiamano a differenti valori e danno giudizi molto diversi, addirittura opposti, su alcuni comportamenti.

Fornero è su posizioni decisamente laiche, vicine alle tesi e al metodo della filosofia analitica e si richiama spesso all'insegnamento di Uberto Scarpelli. Ritiene che la piena comprensione delle posizioni diverse dalla propria si configuri, per la tradizione alla quale si richiama, come un valore etico. Per questo, Bioetica cattolica e bioetica laica muove da un vivo interesse per la dottrina cattolica e per la bioetica ufficiale della Chiesa e ne espone le tesi con precisa documentazione e (per quanto mi รจ dato giudicare) con fedeltà.

Al di là di ogni preconcetta posizione ideologica e anche di ogni tentativo di attenuare le differenze, Fornero considera evidente che all'interno della bioetica operino due distinte concezioni del mondo, rispettivamente incarnate nelle dottrine della "indisponibilità" e "disponibilità" della vita. Dedica quattro capitoli a illustrare i due paradigmi. Esamina successivamente: le bioetiche di matrice religiosa vicine alle posizioni laiche, le interpretazioni laiche del principio della sacralità della vita; i tentativi di mediazione o di superamento della "polarità" fra le due etiche.

Per chi non sia uno specialista, il mondo della bioetica (che è in fase di forte espansione e che ha grandemente contribuito a ridare attualità al discorso dei filosofi) assomiglia a una foresta. Fornero ha tracciato in essa dei sentieri e lo ha fatto con sobrietà e intelligenza, mantenendosi lontano da ogni forma di intolleranza e di settarismo. Dato che nessuno vuole (e, nel nostro mondo, non lo potrebbe neppure se lo volesse) procedere alla tacitazione dell'avversario, va preso comunque atto che pensieri divergenti su che cosa è giusto fare debbono coesistere, imparare a coesistere e anche riuscire a coesistere. Oggi si cerca di far diventare senso comune la tesi secondo la quale il riconoscimento dell'esistenza di differenti mondi di valori coinciderebbe con l'affermazione che «ciascuno fa quello che gli pare». Ma si può credere a diritti inviolabili (e anche lottare e sacrificarsi per essi) anche professandosi laici, vale a dire credendo che la universalità non dipenda da una assolutezza metastorica, ma sia anch'essa una costruzione o "invenzione" umana. A differenza di chi professa una religione, i laici ritengono che tutto ciò che chiamiamo "cultura" (ivi compresa l'etica e i dieci comandamenti e la dichiarazione dei diritti) abbia un'origine non divina ma umana.