Significato teorico e storiografico dei concetti di bioetica cattolica e bioetica laica

Al centro degli studi bioetici di Fornero vi è la convinzione che nella bioetica odierna esista una molteplicità di modelli teorici in competizione fra loro, tra cui spiccano, per importanza, il paradigma cattolico-ufficiale e il paradigma laico-secolare. Questa situazione – che ha storicamente avuto importanti risvolti pratici e politici – è stata oggetto di particolari approfondimenti da parte di Fornero. In questo intervento, scritto appositamente per questo sito, lo studioso sintetizza la sua prospettiva in proposito.

Giovanni Fornero con Elio Sgreccia
Il laico Fornero con il cattolico Sgreccia,
in occasione di un dibattito sulla bioetica cattolica,
di cui Sgreccia è stato uno dei massimi rappresentanti a livello internazionale

Le espressioni "bioetica cattolica" e "bioetica laica" ricorrono sia nel linguaggio ordinario e mediatico sia in quello specialistico. Tuttavia, secondo alcuni studiosi, questa dicotomia non sarebbe valida in quanto la bioetica cattolica, al pari di quella laica, dichiara di basarsi anch'essa sulla ragione, per cui una distinzione fra le due bioetiche sarebbe priva di senso.

Questa tesi non è per niente risolutiva. Anzi, a mio parere, pecca di superficialità epistemologica e storiografica. Infatti, sostenere la distinzione fra bioetica cattolica e bioetica laica non significa alludere a una semplicistica antitesi tra fede e ragione, bensì alla distinzione teorica e storica fra due modelli o paradigmi bioetici aventi una diversa configurazione teorica.

Per "paradigma" – concetto che traggo dal filosofo della scienza Thomas Kuhn ma che sviluppo in senso post-kuhniano – intendo non solo un modo complessivo di rapportarsi alla realtà, ma anche una costellazione di idee ruotante intorno a talune idee o assunti di fondo (che definisco "idee-guida" o "idee-madri"). Idee da cui, in bioetica, scaturiscono conseguenze radicalmente differenti: ad esempio il rifiuto o l'accettazione dell'eutanasia. Ritengo che l'esistenza di una catholic bioethics – contrariamente a quanto hanno sostenuto taluni studiosi – sia un dato di fatto. In altri termini, reputo indubbio:

  1. che esista un punto di vista cattolico ufficiale sulle questioni bioetiche;
  2. che tale punto di vista sia contenuto nei documenti del Magistero.

Altrettanto indubbia è la rilevanza di tale punto di vista. Infatti, nel cattolicesimo ciò che proclamano i documenti ufficiali, costituisce un dato di primaria importanza.

Inoltre, il discorso del Magistero non ha una valenza esclusivamente fideistica o pastorale (come sostengono taluni) ma possiede anche una esplicita valenza dottrinale e razionale. Anzi, come argomento nei miei lavori, la bioetica dei documenti è basata su una serie di assunti paradigmatici di natura filosofica (si pensi alle idee-guida di sacralità e indisponibilità della vita, di unitotalità della persona, di piano divino del mondo, di legge morale naturale ecc.). Assunti che trovano un'articolazione specialistica nelle opere dei bioeticisti cattolici in sintonia paradigmatica con il discorso magisteriale e le sue idee-guida.

Certo, come preciso nei miei lavori, questa bioetica, ossia la bioetica cattolica ufficiale e quella che si affianca in modo organico a essa, non è l'unica forma di bioetica esistente in ambito cattolico. Tant'è che accanto ad essa – o in certi casi in alternativa ad essa – esiste quella variegata serie di proposte bioetiche rappresentata dai cosiddetti "personalismi di matrice cattolica".

"Personalismi" certamente presenti nel panorama culturale cattolico, ma la cui esistenza non deve far perdere di vista la realtà – e l'importanza teorica e normativa – di quella catholic bioethics per eccellenza che è la bioetica cattolica ufficiale.

Copertina
Bioetica cattolica e bioetica laica - 2 ed

Come esiste una bioetica elaborata in ambito cattolico, così esiste una bioetica elaborata in ambito laico. A questo proposito è indispensabile qualche precisazione concettuale e linguistica.

Come la nozione di laicità presenta due accezioni di fondo, una di tipo metodologico-formale e una di tipo filosofico-contenutistico, così il concetto di bioetica laica può avere due significati di fondo.

In senso largo e metodologico per bioetica laica s’intende ogni forma di bioetica basata sulla ragione e sull'autonomia discorsiva. Da questo punto di vista anche la bioetica cattolica, nella misura in cui fa appello alla ragione e alle sue tecniche, è una bioetica "laica".

In senso stretto per bioetica laica s’intende invece uno specifico movimento di pensiero caratterizzato da un insieme di principi antropologici ed etici maturati in ambito secolare. Principi che, dal punto di vista teorico, configurano un ben preciso paradigma di pensiero e quindi un "paesaggio concettuale" diverso e per certi aspetti antitetico a quello cattolico.

Questo significa che pur essendo differenti fra loro e pur avendo, su determinati temi, impostazioni diverse i bioeticisti laici condividono taluni principi e valori di base. In altri termini, l'assenza di un "magistero laico " non esclude la fattuale presenza (nei vari autori) di taluni principi paradigmatici condivisi, cioè l'esistenza di una soglia minima di idee-guida comuni. Soglia che rende storiograficamente fondato il concetto di una bioetica laica standard.

Fra queste idee-guida comuni vi è ad esempio la convinzione che in bioetica si debba ragionare a prescindere da Dio e da un ipotetico "progetto divino sulla vita". Convinzione che si accompagna alla negazione di una legge morale naturale e all’idea di una legittima "disponibilità" della vita. Idea, quest'ultima, che mette capo alla legittimazione teorica di pratiche come il suicidio assistito e l'eutanasia volontaria.

Copertina di Laici e
cattolici in bioetica

A tutto ciò si potrebbe replicare che anche alcuni credenti accettano tali principi (e tali pratiche) e, viceversa, esistono dei laici (si pensi agli "atei devoti") che sono vicini alle posizioni della bioetica cattolica.

Questo dato non costituisce tuttavia un valido argomento contro quanto si è detto sinora e, nella fattispecie, contro la teoria dei paradigmi. In altri termini, il fatto che alcuni credenti (questo è ad esempio di Küng e dei valdesi) presentino delle convergenze paradigmatiche con la bioetica laica non è una prova dell'inesistenza di tale bioetica.

Analogamente, il fatto che alcuni laici presentino delle convergenze paradigmatiche con la bioetica cattolica non è una prova dell'inesistenza di tale bioetica. Questo fatto attesta semplicemente che non tutti i credenti (e non tutti i cattolici) si riconoscono nella bioetica cattolica ufficiale e non tutti i laici si riconoscono nella bioetica laica standard.

In conclusione, la bioetica cattolica e la bioetica laica e, nella fattispecie, la bioetica cattolica ufficiale e la bioetica laica standard costituiscono delle realtà teoriche e storiche che non è possibile negare o misconoscere.

Anche un bioeticista cattolico di primo piano come Sgreccia ha finito per riconoscere la correttezza descrittiva della teoria dei due paradigmi, sostenendo che sebbene di diritto la distinzione fra bioetica cattolica e bioetica laica non dovrebbe esserci di fatto essa esiste e condiziona pesantemente il dibattito.

A sua volta, in modo ancora più esplicito, Sebastiano Serafini, nel suo importante lavoro su La bioetica in Italia (2019) ha sostenuto che ogni discorso sulla bioetica nel nostro Paese e ogni ipotesi di allentamento dei conflitti tra pensiero cattolico e pensiero laico non può fare a meno di muovere dall'obiettivo riconoscimento teorico e storico della dicotomia in questione.