Significato epistemologico e storiografico dei concetti di bioetica cattolica e bioetica laica

Al centro degli studi bioetici di Fornero vi è la convinzione che nella bioetica odierna esista una molteplicità di modelli teorici in competizione fra loro, tra cui spiccano, per importanza, il paradigma cattolico e il paradigma laico. Questa distinzione – che fa ormai parte del linguaggio mediatico e interessa la cultura come la politica – è oggetto di ampi dibattiti. Ecco un intervento di Fornero, che sintetizza con chiarezza le sue prospettive in proposito.

Le espressioni "bioetica cattolica" e "bioetica laica" ricorrono sia nel linguaggio ordinario sia in quello specialistico. Tuttavia, secondo alcuni studiosi, questa dicotomia non sarebbe valida in quanto la bioetica cattolica, al pari di quella laica, si basa anch'essa sulla ragione, per cui una distinzione fra le due bioetiche sarebbe priva di senso.

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Bioetica cattolica e bioetica laica - 2 ed

Questa tesi non è per niente risolutiva. Anzi pecca di superficialità epistemologica e storiografica. Infatti, sostenere la distinzione fra bioetica cattolica e bioetica laica non significa alludere a una semplicistica antitesi tra fede e ragione, bensì alla distinzione fra due paradigmi o modelli generali di razionalità etica.

Per "paradigma" – nozione che traggo dal filosofo della scienza Thomas Kuhn e di cui offro una rielaborazione in senso bioetico – intendo non solo un modo complessivo di rapportarsi alla realtà, ma anche una costellazione di idee ruotante intorno a talune idee o assunti di fondo (che definisco "idee-guida" o "idee-madri"). Idee da cui, in bioetica, scaturiscono conseguenze radicalmente differenti: ad esempio il rifiuto o l'accettazione dell'aborto e dell'eutanasia.

Anche a prescindere da queste considerazioni filosofico-epistemologiche, l'esistenza di una bioetica "cattolica" – contrariamente a quanto continua a sostenere in Italia Francesco D'Agostino – è un fatto. Tant'è che a livello internazionale e nella rete l'espressione catholic bioethics ricorre con frequenza.

Del resto, misconoscere questo fatto non è possibile, poiché è indubbio:

  1. che esista un punto di vista cattolico ufficiale sulle questioni bioetiche
  2. che tale punto di vista sia contenuto nei documenti del Magistero

Altrettanto indubbia è la rilevanza di tale punto di vista. Infatti, poiché il cattolicesimo non è il protestantesimo, ciò che dicono i documenti ufficiali, a cominciare dall'enciclica Evangelium vitae, costituisce un dato bioetico di primaria importanza.

Inoltre, il discorso del Magistero non ha una valenza esclusivamente fideistica o pastorale (come sostengono taluni) ma possiede anche una esplicita valenza dottrinale e razionale. Anzi, come argomento nei miei lavori, la bioetica dei documenti è basata su una serie di assunti paradigmatici di natura filosofica (si pensi alle idee-guida di sacralità e indisponibilità della vita, di unitotalità della persona, di piano divino del mondo, di legge morale naturale ecc.). Assunti che sono presentati non come retaggio di una filosofia determinata, ma come patrimonio perenne e universalmente valido della ragione umana.

A tutto ciò si deve aggiungere che la bioetica del Magistero trova un'articolazione specialistica nelle opere dei bioeticisti cattolici (si pensi al Manuale di Elio Sgreccia) i quali pensano in sintonia paradigmatica con esso e con le sue idee-guida.

Certo, come preciso nei miei lavori, questa bioetica, ossia la bioetica cattolica ufficiale e quella che si affianca in modo organico a essa, non è l'unica forma di bioetica esistente in ambito cattolico. Tant'è che accanto ad essa – o in certi casi in alternativa ad essa – esiste quella variegata serie di proposte bioetiche rappresentata dai cosiddetti "personalismi di matrice cattolica".

"Personalismi" certamente presenti nel panorama culturale cattolico, ma la cui esistenza non deve far perdere di vista la realtà – e l'importanza teorica e normativa – di quella catholic bioethics per eccellenza che è la bioetica cattolica ufficiale.

Come esiste una bioetica elaborata in ambito cattolico, così esiste una bioetica elaborata in ambito laico. A questo proposito è indispensabile qualche precisazione concettuale e linguistica.

Come la nozione di laicità (v. la presentazione a Laicità debole e laicità forte) presenta due accezioni di fondo, una di tipo metodologico-formale e una di tipo filosofico-contenutistico, così il concetto di bioetica laica può avere due significati di fondo.

Copertina di Laici e
cattolici in bioetica

In senso largo e metodologico per bioetica laica s'intende ogni forma di bioetica basata sulla ragione e sull'autonomia discorsiva. Da questo punto di vista anche la bioetica dei credenti, nella misura in cui fa appello alla ragione e alle sue tecniche, è una bioetica "laica".

In senso stretto e forte per bioetica laica s'intende invece uno specifico movimento di pensiero caratterizzato da un insieme di principi antropologici ed etici maturati in ambito secolare.

Princìpi che, dal punto di vista teorico, configurano un ben preciso paradigma di pensiero e quindi un "paesaggio concettuale" diverso e per certi aspetti antitetico a quello cattolico.

Questo significa che pur essendo differenti fra loro e pur avendo, su determinati temi, impostazioni diverse i bioeticisti laici, proprio per il fatto di essere tali, condividono taluni principi e valori di base. In altri termini, l'assenza di un "magistero laico" non esclude la fattuale presenza (da Singer a Mori) di taluni principi paradigmatici condivisi, cioè l'esistenza di una soglia minima di idee-guida comuni. Soglia che rende storiograficamente fondato il concetto di una bioetica laica standard. Fra queste idee-guida comuni vi è ad esempio la convinzione che in bioetica si debba ragionare a prescindere da Dio e da un ipotetico "progetto divino sulla vita". Convinzione che si accompagna alla negazione di una legge morale naturale e all'idea di una legittima "disponibilità" della vita (dal concepimento sino alla morte). Idea, quest'ultima, che mette capo alla legittimazione teorica di pratiche come l'interruzione di gravidanza o il suicidio assistito.

A tutto ciò si potrebbe replicare che anche alcuni credenti accettano tali principi (e tali pratiche). Emblematico è il caso dei valdesi che, pur essendo credenti, presentano parecchi punti di convergenza con i bioeticisti laici. Al contrario, esistono dei laici (si pensi agli "atei devoti") che sono vicini alle posizioni della bioetica cattolica.

Questo dato non costituisce tuttavia un valido argomento contro quanto si è detto sinora e, nella fattispecie, contro la mia teoria dei paradigmi. In altri termini, il fatto che alcuni credenti (questo è anche il caso dei valdesi) presentino delle convergenze paradigmatiche con la bioetica laica non è una prova dell'inesistenza di quest'ultima.

Analogamente, il fatto che alcuni laici presentino delle convergenze paradigmatiche con la bioetica cattolica non è una prova dell'inesistenza di quest'ultima. Questo fatto attesta semplicemente che non tutti i credenti (e non tutti i cattolici) si riconoscono nella bioetica cattolica ufficiale e non tutti i laici si riconoscono nella bioetica laica standard.

In conclusione, la bioetica cattolica e la bioetica laica e, nella fattispecie, la bioetica cattolica ufficiale e la bioetica laica standard costituiscono delle realtà teoriche e storiche che non è possibile negare o misconoscere.

Ultimamente, anche un autorevole bioeticista cattolico come Sgreccia ha riconosciuto la correttezza epistemologico-descrittiva della mia teoria dei paradigmi. Infatti, in un intervento riportato in Laici e cattolici in bioetica: storia e teoria di un confronto1, ha sostenuto che sebbene di diritto la distinzione fra bioetica cattolica e bioetica laica non dovrebbe esserci – in quanto la ragione e la legge morale naturale è una sola – di fatto essa esiste e condiziona pesantemente il dibattito.

Ritengo questa impostazione piĆ¹ corretta di quella "negazionista" di D'Agostino. Non solo perché più articolata e aderente ai fatti, ma anche perché ogni desiderio di "camminare insieme", cioè ogni eventuale progetto di superamento delle differenze bioetiche fra cattolici e laici, presuppone – a monte – l'obiettivo riconoscimento della realtà di tali differenze.

Note

1 E. Sgreccia, Bioetica cattolica e bioetica laica: a proposito dei "paradigmi", in G. Fornero - M. Mori, Laici e cattolici in bioetica: storia e teoria di un confronto, Le Lettere, Firenze 2012, pp. 287-292.