Indisponibilità e disponibilità della vita:
una difesa filosofico giuridica del suicidio assistito e dell'eutanasia volontaria

L'ultimo libro di Fornero (2020) è un'ampia e documentata opera, frutto di anni di lavoro e scritta con la consueta chiarezza, che – anziché muoversi sull'usuale piano etico e bioetico – affronta in modo approfondito i nodi giuridici e filosofico giuridici relativi alle problematiche del fine vita.

Non limitandosi a un discorso prevalentemente descrittivo e storiografico, in questo volume l'Autore prende apertamente posizione a favore della morte medicalmente assistita.

Riportiamo qui alcuni giudizi sull'opera, la Prefazione e l'Indice del volume.

Copertina di Indisponibilita e disponibilita della vita

Alcuni giudizi sull'opera

Nel dibattito apparso sulla rivista «Politeia», pur nella varietà delle posizioni critiche espresse, è riscontrabile un unanime e significativo riconoscimento, da parte degli autorevoli partecipanti al simposio, della rilevanza del libro.

Giovanni Fiandaca scrive:

…se il diritto, e in particolare il diritto penale è anche filosofia, tra i luoghi tematici in cui questa connessione si fa più intima ed evidente rientrano senza dubbio le controverse e tormentose questioni di fine-vita. E il recente libro di Giovanni Fornero ne fornisce una riprova non solo inconfutabile, ma altresì sorretta da una ampiezza sia di argomenti che di riscontri a vari livelli finora mai eguagliata nella pur vasta letteratura multidisciplinare preesistente. A mio avviso, questo ì il primo grande merito che giustifica l'attenzione verso il ponderoso volume di Fornero, e il conseguente ringraziamento che non possiamo non rivolgergli per aver affrontato una importante e impegnativa impresa intellettuale, nella quale sapientemente interagiscono la speculazione filosofica, la teorizzazione giuridica e – ulteriore merito non secondario – la inclinazione a cogliere i nessi tra le idee generali e i loro possibili riflessi esistenziali sulla vita delle persone in carne ed ossa.

È da aggiungere che Fornero si preoccupa – cosa certo meno consueta per un filosofo di mestiere – di passare dal mondo delle idee e dei concetti generali all'analisi dei documenti giurisprudenziali più significativi a livello anche internazionale, sino a prendere altresì in considerazione la cronaca politica e a dare voce a personaggi che hanno a vario titolo assunto un ruolo significativo nell'ambito di note vicende relative al vivere e al morire fatte oggetto di pubblici dibattiti e di grande attenzione mediatica. Sicché, i ragionamenti via via sviluppati non rimangono costruzioni astratte sospese nel cielo dei concetti, ma da un lato si calano nei contingenti contesti politici e dall'altro – per così dire – si incarnano nella concretezza dei casi umani richiamati.

La voluminosità dell'opera (798 pagine di testo) potrebbe scoraggiare specie i potenziali lettori "non specialisti". Ma la lettura è in compenso agevolata dallo stile espositivo chiaro e piano, e dal fatto che le principali linee direttrici del libro vengono più volte riprese nel corso della trattazione, come un ininterrotto filo conduttore che impedisce di smarrirsi nella fitta selva di pagine.

Patrizia Borsellino scrive:

Quella realizzata nel diritto italiano, nei primi due decenni degli anni duemila, nella materia delle decisioni di fine della vita, è stata una trasformazione profonda, andata di pari passo con una riflessione teorica, che, in ambito giuridico dottrinario così come in ambito bioetico, ha dato evidenza alle ragioni etiche e giuridiche che supportano il riconoscimento del diritto di ogni individuo ad autodeterminarsi sino alla fine della vita e a compiere scelte determinanti in relazione non solo ai modi in cui questa si svolge, ma anche a quelli in cui si conclude.

Tale riflessione si ì arricchita, nei primi mesi del 2020, grazie alla pubblicazione del nuovo importante studio nel quale Giovanni Fornero ha affrontato le più controverse questioni di fine vita (rifiuto dei trattamenti salvavita, suicidio assistito, eutanasia), individuando nel binomio "indisponibilità della vita/disponibilità della vita" la dicotomia "strategica" per accostare il dibattito teorico e le soluzioni normative adottate in materia, senza perdere di vista gli assunti concettuali e valoriali che sostanziano i paradigmi di riferimento che vi sono sottesi. Si tratta di un lavoro di ampio respiro, nel quale, alla ricognizione nella prospettiva della ricostruzione storico-culturale, realizzata con la sistematicità, il rigore e la chiarezza espositiva, di cui Fornero ha dato prova in tutta la sua produzione scientifica, si affianca la (decisa) presa di posizione a favore del paradigma della disponibilità della vita e delle implicazioni che, secondo lo studioso, ne discendono in relazione al riconoscimento del diritto di morire e di essere aiutati a farlo (anche) mediante il suicidio assistito e l'eutanasia, oltre che attraverso l'astensione dall'attivazione o la sospensione di trattamenti salvavita rifiutati dal paziente.

Un volume la cui ampiezza e ponderosità potrebbe scoraggiare il non addetto ai lavori o chi è non avvezzo alle letture di impegno, ma che è senz'altro destinato a rappresentare un passaggio obbligato per chi, nell'affrontare le controverse questioni di fine vita, intenda comprendere quali siano – per usare le parole dell'autore – «le radici teoriche ultime» [p. 582] delle contrapposte posizioni e intenda, altresì, comprendere, così da poter assumere consapevolmente posizione, quali siano le ricadute che la (più o meno esplicita) sottoscrizione di differenti "presupposti paradigmatici" produce non solo sul piano morale, ma anche e soprattutto sul piano giuridico.

Chiara Tripodina scrive:

Occorre talvolta fermarsi. Indagare il sommerso sotto la punta dell'iceberg. A dispetto della contemporaneità che esige velocità, quando non immediatezza; ma velocità raramente fa rima con profondità. Giovanni Fornero ama, con ogni evidenza, la profondità. In una ricerca lunga 798 pagine, si inabissa in un saggio giusfilosofico per esplorare, «oltre i confini della contemporaneità» [p. 10], ciò che sta sotto la superficie: i contrapposti e non mediabili princípi dell'"indisponibilità della vita" e della "disponibilità della vita", «nozioni fondamentali nel senso etimologico del termine, in quanto si configurano alla stregua di idee che stanno alla base di altre idee» [p. 11]. Ciò è dichiarato dalle prime alle ultime pagine del volume, dove si rende esplicita l'«attenzione per le idee madri di matrice filosofiche» [p. 9], che «condizionano profondamente, anche se occultamente, il diritto e la vita sociale» [p. 794].

Indisponibilità e disponibilità della vita vengono così correttamente rappresentati come «paradigmi», «modi generali di vedere e concettualizzare la realtà» [p. 597], «modelli etici» contrapposti e tra loro «mutuamente escludentisi» [p. 27] tra i quali «non vige la dialettica (hegeliana) dell'et-et, ma quella (kierkegaardiana) dell'aut-aut» [p. 27 e 602]. E tertium non datur. Di fronte a una sì radicale dicotomia – alla luce della quale, «a seconda che lo si guardi dal punto di vista del tradizionale paradigma della indisponibilità della vita o dal punto di vista del nuovo paradigma della disponibilità della vita», uno stesso comportamento eutanasico può apparire «umano o disumano, lecito o illecito, raccomandabile o esecrabile» [p. 600] – si è inevitabilmente costretti a scegliere, «a prendere posizione per un paradigma o per l'altro» [27]. Fornero sceglie, senza tentennamenti e senza sbavature, fin dal titolo. Sceglie e argomenta per il paradigma della disponibilità della propria vita, da cui, con passaggio ulteriore ma conseguente, fa discendere l'auspicabilità sociale e la riconoscibilità giuridica del diritto di morire.

La comunità delle persone che vogliono andare a fondo, non può che salutare con gratitudine questo lavoro di Fornero, per la completezza e l'imparzialità nella ricostruzione di tutte le posizioni legislative, giurisprudenziali, dottrinarie in materia di diritti nel fine-vita, e per avere osato portare avanti il discorso, anche lungo sentieri «sinora poco affollati» [p. 767], con chiarezza e profondità.

Prefazione al volume

Una delle dicotomie centrali della cultura odierna è costituita dalla coppia "indisponibilità" e "disponibilità" della vita, che risulta di basica importanza non solo in ambito etico e bioetico, ma anche in sede giuridica, nella quale condiziona in profondità le diverse – e spesso antitetiche – maniere di rapportarsi alle questioni di fine vita.

Tuttavia, nonostante il suo carattere strategico, da parte degli studiosi – italiani ed esteri – questo binomio non è stato specificamente e organicamente approfondito, soprattutto in ambito giuridico. Da ciò lo sforzo di questo libro di metterne a fuoco la fisionomia storico-teorica e di mostrarne le concretizzazioni giuridiche e penalistiche, in particolar modo in rapporto alle problematiche del suicidio assistito e dell'eutanasia volontaria.

Come evidenziato dall'indice, il lavoro prende in considerazione un ricco e variegato insieme di tematiche, che incrociano campi disciplinari diversi (filosofia, storia, bioetica, diritto ecc.). Il suo principale oggetto di ricerca è però di tipo giuridico o filosofico giuridico, nel senso che pur avendo come campo di indagine questioni concernenti il diritto manifesta particolare attenzione per le idee-madri di matrice filosofica che ne stanno alla base e ne definiscono la struttura paradigmatica.

Da ciò la curvatura giusfilosofica di ampie sezioni di questo libro, il quale verte innanzitutto sull'ordinamento e le dottrine giuridiche del nostro paese, con ampi sguardi su quanto succede all'estero e nella giurisprudenza della Corte europea.

Per quanto concerne il metodo, il volume si ispira agli ideali della documentazione, del rigore concettuale e della chiarezza espositiva. Per questa ragione esso, oltre che agli specialisti (giuristi e filosofi) si rivolge ai giornalisti e ai politici e, più in generale, al vasto pubblico dei lettori colti.

Accanto a parti espositive e descrittive, il libro contiene parti critiche e normative, in cui l'autore, oltre che sforzarsi di fotografare con precisione il dibattito in corso – e i suoi antecedenti storici e filosofici – prende apertamente posizione in merito alle scottanti questioni della morte medicalmente assistita.

Distinguendo programmaticamente tra essere e dover essere, tra de iure condito e de iure condendo, tra diritto vigente e diritto possibile, la ricerca si snoda quindi tra ricognizione del presente e invenzione del futuro e, come potrà agevolmente constatare il lettore, in certi casi offre soluzioni teoriche innovative (a cominciare dalla categorizzazione del controverso diritto di morire). Questo nel tentativo di offrire un contributo alla conoscenza e alla elaborazione concettuale di quella serie di nodi strategici circa il fine vita che il caso dj Fabo-Cappato (come era già avvenuto con i casi Welby ed Englaro) ha avuto l'effetto di portare all'attenzione della coscienza collettiva, sino a provocare l'intervento della Corte costituzionale, la cui storica sentenza ha concretamente aperto le porte – per la prima volta in Italia – alla prospettiva di una legge avanzata sul fine vita comprensiva sia del suicidio assistito, sia dell'eutanasia volontaria.

Prospettiva di cui questo libro, nel suo progetto di delineare la lunga marcia verso la legalizzazione della morte medicalmente assistita, rappresenta il riflesso teorico e culturale.

Tuttavia – questa è un'altra caratteristica del volume – pur trattando di questioni di indubbia "attualità", esso prende simultaneamente in considerazione taluni temi di fondo – a iniziare da quello della indisponibilità o disponibilità della propria vita – i quali hanno una portata esistenziale universale che va oltre i confini della contemporaneità.

Indice del volume

  1. Prefazione
  2. Indisponibilità e disponibilità della vita: semantica e logica di un binomio cruciale
  3. Modelli teorici e storici – di matrice religiosa e laica – della tesi della indisponibilità della vita
  4. Dall'indisponibilismo al disponibilismo: aspetti, temi e tendenze
  5. Dal problema etico al problema giuridico del diritto di morire: un modo nuovo e globale di accostarsi al tema
  6. Il dibattito giuridico sul suicidio
  7. Il dibattito giuridico sul diritto di non curarsi e di lasciarsi morire
  8. Configurazione giuridica, assunti teorici e presupposti storici degli articoli 579 e 580 del codice penale
  9. Modelli giustificativi della dottrina giuridica della indisponibilità della vita
  10. Le contrapposte maniere in cui, nella nostra tradizione giuridica, si è configurato il dibattito sulla questione della indisponibilità e disponibilità della propria vita
  11. Indisponibilità della vita e articolo 5 del codice civile
  12. Il rapporto tra il diritto di vivere e il diritto di morire: una proposta giusfilosofica alternativa
  13. Morte assistita e Costituzione: un rapporto di necessaria esclusione o di possibile inclusione?
  14. La morte assistita nei paesi "avanguardisti"
  15. La tesi dell'antigiuridicità strutturale dell'eutanasia
  16. La concezione della morte assistita come attività contraria alla professione medica e la prospettazione delle cure palliative alla stregua di una "alternativa" alla morte assistita
  17. L'argomento del "pendio scivoloso"
  18. Eutanasia e suicidio assistito: precisazioni semantiche e teoriche
  19. Indisponibilità e disponibilità della vita come assunti paradigmatici del rifiuto o dell'accettazione della morte assistita e l'attuale esigenza di un passaggio dal modello indisponibilista a quello disponibilista
  20. Tra indisponibilismo e disponibilismo: la Corte europea dei diritti dell'uomo e la Corte suprema del Canada
  21. La via italiana al suicidio assistito: l'intervento della Corte costituzionale, il parere del CNB, la reazione dei cattolici e dei medici
  22. Il diritto alla morte assistita come "diritto di libertà": una proposta teorica
  23. Appendice. Filosofia e diritto