• Laicità debole
    e laicità forte

Laicità debole e laicità forte

Il contributo della bioetica al dibattito sulla laicità

Bruno Mondadori, Milano 2008, pp. XVI - 301

Nel presentare il suo libro, Fornero nell'Introduzione ne chiarisce il senso, il metodo e gli obiettivi. Scrive infatti:

«Oggi la laicità è di "moda" e i discorsi su di essa proliferano, come attesta il gran numero di interventi e pubblicazioni sull'argomento. Infatti, proprio perché ritenuta trendy e progressista, essa attira consensi, al punto che tutti, ormai, fanno pubblica professione (verbale) di laicità.

I cattolici stessi, dopo averla a lungo respinta, l'hanno vistosamente riabilitata.

All'interno di questo quadro, senza che nessuno, o quasi, si sia criticamente opposto, è accaduto qualcosa che un tempo sarebbe apparso inaccettabile: dai discorsi intellettuali sulla laicità è "sparita" una componente di base della laicità stessa, ovvero una delle sue principali accezioni storiche.

Copertina Laicita debole e
laicita forte

Alludiamo a quell'accezione, tipicamente moderna, per cui laico risulta sinonimo di non-credente o di non-religioso (che non significa necessariamente anti-religioso). Infatti, mentre nel linguaggio ordinario tale significato è rimasto, nel linguaggio dotto è stato – implicitamente o esplicitamente – messo da parte, lasciando il posto a quella che, tuttora, molti ritengono l'unica accezione concettualmente ammissibile e culturalmente legittima di laicità: quella debole o metodologica. Accezione che rappresenta la piattaforma teorica in virtù della quale si può dire che oggigiorno, almeno a livello di diritto, si è tutti laici.

In tal modo, nel lessico cólto, il laico in quanto tale, cioè il laico nel senso stretto e moderno del termine, si è oggettivamente dileguato, e il desaparecido è stato sostituito dal "laicista", con tutti i sottintesi negativi e polemici che tale termine – che allude a una laicità forte antireligiosa – comporta. Come se l'alternativa, per quanto concerne il pluriforme àmbito della laicità, fosse soltanto: o laici in senso metodologico oppure laicisti. Da ciò l'inedito – e per certi aspetti paradossale – paesaggio che caratterizza la cultura odierna, costituita, per un verso, da cattolici impegnati a rivendicare il monopolio della ("autentica") laicità e, dall'altro, da laici che sembrano aver "dimenticato" uno dei significati – anzi il significato storicamente originario – del loro essere laici (nel senso moderno del termine). Significato che sta alla base del concetto stesso di "cultura laica", cioè di quello schieramento intellettuale di cui essi fanno parte.

Questa situazione viene efficacemente fotografata da un passo di Gian Enrico Rusconi: «Tutti in Italia si dichiarano laici. Contemporaneamente però nel linguaggio pubblico corrente continua a valere la distinzione, se non la separazione, tra "laici e credenti", tra "laici e cattolici", con il sottinteso che i laici siano non-credenti e viceversa. In realtà, i due termini non sono affatto sinonimi. Ma allora: da noi ci sono "laici e/o credenti" oppure "siamo tutti laici"?». In questo passo, gli elementi del quadro sopra delineato ci sono tutti: l'universale pretesa di laicità; il fatto che – nel lessico corrente – sia ancora operante un'accezione ristretta di laicità, da cui Rusconi, al pari di altri studiosi, cattolici e laici, prende le distanze; la domanda che, alla fine, riassume lo status quaestionis.

Come il lettore potrà constatare, questo libro rappresenta, tra le altre cose, un tentativo di rispondere – in modo critico e articolato – a tale domanda. La nostra tesi di fondo – che mette radicalmente in discussione il discorso sulla laicità che si è fatto in questi ultimi anni – è che, accanto a un significato "debole", esista anche un significato "forte" di laicità, rispetto a cui la distinzione fra non credenti e credenti, anziché risultare inessenziale, riacquista il suo significato originario di elemento discriminante. Idea, questa, che contrariamente a quanto si potrebbe frettolosamente dedurre, non implica affatto una riduttiva e unilaterale identificazione della laicità con la laicità forte, ossia l'impegnativa tesi secondo cui l'unica laicità possibile sarebbe quella dei non credenti.

La nostra tesi è un'altra, e coincide con la consapevolezza critica che, dal punto di vista concettuale e linguistico, l'accezione debole e l'accezione forte di laicità sono entrambe plausibili e risultano – a seconda dei casi – ambedue legittime e indispensabili. Al punto che ogni tentativo di misconoscere o di "abolire" uno dei due significati di base della laicità equivale non solo a una forzatura lessicale ma anche a una manifesta distorsione dell'esistente, il quale attesta – al di là di ogni divieto linguistico o teorico – che, se da un lato esiste un'accezione (quella debole) per cui si è tutti laici, dall'altro esiste un'accezione (quella forte) per cui non si è tutti laici, o per lo meno non si è tutti laici allo stesso modo e allo stesso livello di radicalità. Circostanza, questa, confermata dal fatto che sulle grandi questioni etiche e bio-etiche la distinzione fra laici e cattolici – a dispetto di coloro che vorrebbero cancellarla – non solo esiste, ma, in questi ultimi tempi, tende persino a essere politicamente più importante di quella fra destra e sinistra».

INDICE

Prima parte. Il dibattito

Introduzione. Il "battesimo" della bioetica laica (di Maurizio Mori)

  1. Cattolico e laico: i limiti di una dicotomia abusata (di Massimo Reichlin)
  2. Bioetica laica e bioetica cattolica: una distinzione possibile? (di Mario Palmaro)
  3. Il contesto della secolarizzazione e la bioetica della disponibilità della vita (di Eugenio Lecaldano)
  4. Una sola laicità (di Fabio Bacchini)
  5. Esiste davvero la bioetica laica, ed esiste ancora la bioetica cattolica? (di Patrizia Borsellino)
  6. La mentalità cattolica del Gott mit uns (di Paolo Zecchinato)
  7. Su "Bioetica cattolica e bioetica laica" (di Elio Sgreccia)
  8. Modelli alternativi di bioetica (di Carlo Montaleone)
  9. La bioetica cattolica e l’autorità (di Piergiorgio Donatelli)

Seconda parte. Le risposte

  1. Esistenza e consistenza della contrapposizione fra bioetica cattolica e bioetica laica. Risposte a Reichlin, Palmaro e Lecaldano
  2. Una sola laicità? Risposte a Bacchini, Borsellino, Zecchinato e Lecaldano
  3. La bioetica cattolica tra personalismo ontologico, autorità e pluralismo. Risposte a Sgreccia, Montaleone e Donatelli

Terza parte. Approfondimenti e sviluppi

  1. I concetti storiografici di bioetica "cattolica" e bioetica "laica"
  2. Accezioni e interpretazioni diverse della laicità
  3. Lo Stato laico come laboratorio avanzato di una postmoderna coesistenza fra i diversi